L’imposta di soggiorno tra norme nazionali e regionali. Chi può adottarla.

DiCristina Carpenedo

L’imposta di soggiorno tra norme nazionali e regionali. Chi può adottarla.

Il decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23, meglio noto come decreto sul federalismo municipale, prevede la facoltà circoscritta ad alcuni comuni che presentino determinate caratteristiche, di istituire l’imposta di soggiorno. Il tributo è stato così reintrodotto dopo anni di assenza dall’articolo 4 del citato decreto, con una disciplina minimale, foriera di numerosi dubbi applicativi che hanno contribuito ad alimentare dibattiti e contenziosi. Anche il paventato regolamento ministeriale di disciplina, è rimasto solo in bozza.

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 2 novembre 2011, ha esaminato in via preliminare uno schema di regolamento, che avrebbe dovuto poi proseguire il proprio iter con l’acquisizione della intesa in sede di Conferenza Stato-Città e autonomie locali, nonché del parere del Consiglio di Stato. La prevista concertazione dei contenuti presso la Conferenza Stato-città e autonomie locali non è andata oltre il primo esame tecnico, avvenuto nel mese di novembre 2011. A tutt’oggi il regolamento non è stato emanato e molti comuni, esercitando la facoltà espressamente prevista dall’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 4, ha deliberato l’istituzione dell’imposta e la relativa disciplina regolamentare.

 

 

D. LGS 23 2011 ARTICOLO 4, COMMI 1 E 3
1. I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonchè i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonchè interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonche’ dei relativi servizi pubblici locali.

3. Con regolamento da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, è dettata la disciplina generale di attuazione dell’imposta di soggiorno. In conformità con quanto stabilito nel predetto regolamento, i comuni, con proprio regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture ricettive, hanno la facoltà di disporre ulteriori modalità applicative del tributo, nonché di prevedere esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo. Nel caso di mancata emanazione del regolamento previsto nel primo periodo del presente comma nel termine ivi indicato, i comuni possono comunque adottare gli atti previsti dal presente articolo.

 

I passaggi fondamentali di questa norma sono tre:

  • l’imposta è a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive, da applicare in proporzione al prezzo sino a 5 euro per notte di soggiorno;
  • Il gettito ha destinazione vincolata a interventi in materia di turismo, manutenzione e recupero dei beni culturali ed ambientali nonché di servizi pubblici locali.
  • La disciplina è in capo ai comuni che con potestà regolamentare ne definiscono gli aspetti applicativi, ancora non guidati da un regolamento ministeriale ad hoc

 

I soggetti attivi del tributo, quelli che possono istituire il tributo, si possono raggruppare in tre tipologie:

  • I comuni capoluogo di provincia
  • Le unioni di comuni
  • I comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche.

Con riferimento ai comuni inseriti negli elenchi regionali, solo alcune regioni hanno adottato specifici elenchi.

Ad esempio, la Regione Veneto ritiene a rilevanza turistica ai fini dell’imposta di soggiorno, tutti i comuni della Regione.

In relazione ai i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte, lo schema di regolamento predisposto dal Governo operava esplicito rinvio all’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.114 – concernente la riforma della disciplina relativa al settore commercio – il quale prevedeva che le regioni individuano i comuni ad economia prevalentemente turistica, le città d’arte o le zone del territorio dei medesimi e i periodi di maggiore afflusso turistico nei quali gli esercizi commerciali  possono determinare liberamente gli orari di apertura e chiusura, e possono derogare dall’obbligo di chiusura domenicale e festiva. L’individuazione dei comuni – diversi dai capoluoghi di provincia e dalle unioni di comuni – ubicati nel territorio delle regioni che non dispongono dell’elenco di cui all’art. 4, comma 1 del decreto legislativo 23/2011, è avvenuta sulla base di quanto previsto dallo schema di regolamento governativo (a tutt’oggi non adottato), il quale rinviava all’elenco dei comuni ad economia prevalentemente turistica di cui all’art. 12, comma 3 del d. lgs. n. 114/1998.

La modalità di individuazione tuttavia non è stata ritenuta legittima dalla giurisprudenza amministrativa la quale ritiene che “riveste carattere fondamentale l’accertamento dell’effettiva vocazione turistica del Comune nel quale si intenda istituire l’imposta di soggiorno; accertamento che l’art. 4 del d.lgs. n. 23/2011 ha rimesso all’esclusivo scrutinio della Regione (con l’eccezione delle Unioni di Comuni e dei capoluoghi di Provincia per i quali vige una sorta di presunzione di legge), con una disposizione da ritenersi ragionevole e volta a conservare la corrispondenza tra carattere prevalentemente turistico del soggiorno dei non residenti e imposizione tributaria” (T.A.R. Toscana, 5 maggio 2017, n. 647; T.A.R. Molise, 25 luglio 2014, n. 477).

Soggetti passivi sono tutte le persone fisiche che alloggiano nelle strutture ricettive del comune. Si ritiene escluso il residente del comune impositore in quanto non rientra nel flusso turistico.

Tuttavia, il tributo si caratterizza per il ruolo del gestore della struttura ricettiva sul quale, gran parte dei comuni hanno posto in capo degli obblighi di incasso e riversamento delle somme.

Il presupposto impositivo è l’alloggio nella struttura e non il pernottamento che invece è un criterio di misurazione del presupposto. Il testo non riporta una definizione di struttura ricettiva anche se i regolamenti comunali spesso rinviano alla disciplina regionale, pur non essendo vincolante, né esaustivo, operare in tal senso. Le elencazioni contenute nei regolamenti non possono restringere il presupposto tributario. Non è la mera detenzione di un certo tipo di immobile che rileva bensì la presenza di un servizio di ospitalità.

 

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