La destinazione del gettito e il criterio di quantificazione

DiCristina Carpenedo

La destinazione del gettito e il criterio di quantificazione

Le pronunce del giudice amministrativo

I comuni che hanno istituito il tributo nel 2017 sono circa 800 e il record di incassi va attribuito a Roma Capitale, caratterizzata da norme speciali sulla base dell’art. 14 del dl 78/2010. Va tenuto conto che il gettito è uno dei pochi a non subire le logiche perequative del fondo di solidarietà comunale. Il coinvolgimento al momento sembra limitato alla determinazione della capacità fiscale per abitante.

Le principali questioni che hanno interessato le decisioni del giudice amministrativo e contabile hanno riguardato la modalità applicativa dell’imposta e il maneggio del denaro pubblico da parte dell’intermediario. Questa imposta non offre come interlocutore il soggetto passivo bensì il gestore della struttura, che dispone delle somme incassate dal contribuente.

Di grande dibattito la questione del gettito. Il comma 1 prevede che l’imposta sia destinata a finanziare interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonchè interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonchè dei relativi servizi pubblici locali. Tra le pronunce di maggior rilievo sul tema si segnala:

  • TAR Puglia 748/2012: All’istituzione della nuova imposta di soggiorno non corrisponde necessariamente un incremento di spesa, in quanto, fermo restando il rispetto del vincolo di destinazione imposto dal legislatore, ben può il gettito del nuovo tributo essere utilizzato per garantire la continuità, rispetto ai precedenti esercizi, dei servizi assicurati dal Comune nel settore del turismo e della manutenzione del territorio
  • TAR Veneto n.653/2012: L’onere della previa individuazione, sotto il profilo progettuale ed economico in ordine ai relativi oneri, degli interventi da finanziare, non è richiesto dall’art.4 del D.Lgs. n.23 del 2011.Quel che è necessario è che dal bilancio si possano desumere i dati per dimostrare che il gettito dell’imposta di soggiorno viene devoluto a finanziare interventi in materia di turismo, significando altresì che viene ad usufruire dei vantaggi connessi agli interventi finanziati con l’imposta di soggiorno anche chi non è turista, in quanto tali interventi non hanno ad oggetto il turismo in senso stretto, ma più in generale la fruizione della città.
  • TAR Lombardia n.93/2013: ritiene compatibile la destinazione degli introiti al sostegno dei servizi pubblici comunque funzionali o collegati al turismo, come il servizio raccolta rifiuti in concomitanza con la stagione turistica e di maggiore afflusso di visitatori.
  • TAR Toscana n.1808/2011: il finanziamento di una biblioteca o di eventi culturali o del trasporto pubblico locale (rientrante nei “servizi pubblici locali” di cui parla l’art. 4 cit.) non appaiono in contrasto stridente con gli obiettivi di sostegno del turismo cui la norma citata si riferisce.
  • Corte dei Conti Veneto Delibera 172 del 13 marzo 2015. Il novero delle spese effettuabili mediante l’imposta di soggiorno, ai sensi dell’articolo 4 del d lgs 23/2011, ricomprende un ampio “ventaglio” d’interventi, che vanno ben oltre a quelli oggetto del vincolo introdotto dall’art. 6, commi 8/9, L. n. 78 del 2010 (spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza e sponsorizzazioni). Si ritiene che non siano assoggettabili ai detti vincoli gli interventi finalizzati ad utilizzare i proventi dell’imposta di soggiorno al fine di affidare incarichi a consorzi di imprese turistiche, e di concorrere ai costi sostenuti da consorzi di imprese turistiche. Ne consegue che gli enti locali impossibilitati a impiegare i proventi dell’imposta di soggiorno per le voci indicate dall’art. 6, commi 8/9, hanno comunque la possibilità di operare altri interventi in materia di turismo, incrementando spese di diversa tipologia comprese quelle più sopra prospettate.

 

La finalità dell’imposta è stata ben riassunta in nella pronuncia del Tar Molise 477/2014  ….. il fatto suscettibile di valutazione economica ai fini dell’applicazione dell’imposta di soggiorno è connesso a una spesa, quella turistica, non avente carattere d’indispensabilità e che costituisce espressione di una manifestazione non meramente fittizia di ricchezza, che trova la propria giustificazione, secondo la giurisprudenza costituzionale, nell’esigenza che i soggetti non residenti nel territorio comunale partecipino ai costi pubblici determinati dalla fruizione del patrimonio culturale e ambientale, anche in funzione di una migliore sostenibilità dei flussi di visitatori e, quindi, in virtù di una vocazione turistica del Comune interessato dall’applicazione dell’imposta, non generica, ma specificamente accertata dalla Regione attraverso l’inserimento dell’ente locale nell’elenco previsto dal ripetuto art. 4 del d.lgs. n. 23/2011 (cfr. Corte Cost. 15 aprile 2008, n. 102, sull’imposta di soggiorno sarda).

 

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