Archivio mensile gennaio 2018

DiFederico

Soggiorniamo.com

La gestione dell’imposta di soggiorno.

DiCristina Carpenedo

La destinazione del gettito e il criterio di quantificazione

Le pronunce del giudice amministrativo

I comuni che hanno istituito il tributo nel 2017 sono circa 800 e il record di incassi va attribuito a Roma Capitale, caratterizzata da norme speciali sulla base dell’art. 14 del dl 78/2010. Va tenuto conto che il gettito è uno dei pochi a non subire le logiche perequative del fondo di solidarietà comunale. Il coinvolgimento al momento sembra limitato alla determinazione della capacità fiscale per abitante.

Le principali questioni che hanno interessato le decisioni del giudice amministrativo e contabile hanno riguardato la modalità applicativa dell’imposta e il maneggio del denaro pubblico da parte dell’intermediario. Questa imposta non offre come interlocutore il soggetto passivo bensì il gestore della struttura, che dispone delle somme incassate dal contribuente.

Di grande dibattito la questione del gettito. Il comma 1 prevede che l’imposta sia destinata a finanziare interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonchè interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonchè dei relativi servizi pubblici locali. Tra le pronunce di maggior rilievo sul tema si segnala:

  • TAR Puglia 748/2012: All’istituzione della nuova imposta di soggiorno non corrisponde necessariamente un incremento di spesa, in quanto, fermo restando il rispetto del vincolo di destinazione imposto dal legislatore, ben può il gettito del nuovo tributo essere utilizzato per garantire la continuità, rispetto ai precedenti esercizi, dei servizi assicurati dal Comune nel settore del turismo e della manutenzione del territorio
  • TAR Veneto n.653/2012: L’onere della previa individuazione, sotto il profilo progettuale ed economico in ordine ai relativi oneri, degli interventi da finanziare, non è richiesto dall’art.4 del D.Lgs. n.23 del 2011.Quel che è necessario è che dal bilancio si possano desumere i dati per dimostrare che il gettito dell’imposta di soggiorno viene devoluto a finanziare interventi in materia di turismo, significando altresì che viene ad usufruire dei vantaggi connessi agli interventi finanziati con l’imposta di soggiorno anche chi non è turista, in quanto tali interventi non hanno ad oggetto il turismo in senso stretto, ma più in generale la fruizione della città.
  • TAR Lombardia n.93/2013: ritiene compatibile la destinazione degli introiti al sostegno dei servizi pubblici comunque funzionali o collegati al turismo, come il servizio raccolta rifiuti in concomitanza con la stagione turistica e di maggiore afflusso di visitatori.
  • TAR Toscana n.1808/2011: il finanziamento di una biblioteca o di eventi culturali o del trasporto pubblico locale (rientrante nei “servizi pubblici locali” di cui parla l’art. 4 cit.) non appaiono in contrasto stridente con gli obiettivi di sostegno del turismo cui la norma citata si riferisce.
  • Corte dei Conti Veneto Delibera 172 del 13 marzo 2015. Il novero delle spese effettuabili mediante l’imposta di soggiorno, ai sensi dell’articolo 4 del d lgs 23/2011, ricomprende un ampio “ventaglio” d’interventi, che vanno ben oltre a quelli oggetto del vincolo introdotto dall’art. 6, commi 8/9, L. n. 78 del 2010 (spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza e sponsorizzazioni). Si ritiene che non siano assoggettabili ai detti vincoli gli interventi finalizzati ad utilizzare i proventi dell’imposta di soggiorno al fine di affidare incarichi a consorzi di imprese turistiche, e di concorrere ai costi sostenuti da consorzi di imprese turistiche. Ne consegue che gli enti locali impossibilitati a impiegare i proventi dell’imposta di soggiorno per le voci indicate dall’art. 6, commi 8/9, hanno comunque la possibilità di operare altri interventi in materia di turismo, incrementando spese di diversa tipologia comprese quelle più sopra prospettate.

 

La finalità dell’imposta è stata ben riassunta in nella pronuncia del Tar Molise 477/2014  ….. il fatto suscettibile di valutazione economica ai fini dell’applicazione dell’imposta di soggiorno è connesso a una spesa, quella turistica, non avente carattere d’indispensabilità e che costituisce espressione di una manifestazione non meramente fittizia di ricchezza, che trova la propria giustificazione, secondo la giurisprudenza costituzionale, nell’esigenza che i soggetti non residenti nel territorio comunale partecipino ai costi pubblici determinati dalla fruizione del patrimonio culturale e ambientale, anche in funzione di una migliore sostenibilità dei flussi di visitatori e, quindi, in virtù di una vocazione turistica del Comune interessato dall’applicazione dell’imposta, non generica, ma specificamente accertata dalla Regione attraverso l’inserimento dell’ente locale nell’elenco previsto dal ripetuto art. 4 del d.lgs. n. 23/2011 (cfr. Corte Cost. 15 aprile 2008, n. 102, sull’imposta di soggiorno sarda).

 

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DiCristina Carpenedo

Le presenze

L’inserimento delle presenze aggiorna l’andamento delle strutture

DiCristina Carpenedo

Le strutture

Tutte le strutture in un click

DiCristina Carpenedo

Imposta di soggiorno. Azioni per la gestione

Poche righe di disciplina senza accenni al potere di controllo dei comuni.

L’imposta di soggiorno, reintrodotta nel nostro ordinamento con il decreto sul federalismo municipale 23/2011, è un comma di poche righe in due capoversi:

  • il primo per dire che l’imposta è a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive, da applicare in proporzione al prezzo sino a 5 euro per notte di soggiorno;
  • il secondo per vincolare la destinazione del gettito a interventi in materia di turismo, manutenzione e recupero dei beni culturali ed ambientali nonché di servizi pubblici locali.

Come noto, le principali questioni che hanno interessato le decisioni del giudice amministrativo e contabile hanno riguardato la modalità applicativa dell’imposta e il maneggio del denaro pubblico da parte dell’intermediario. Questa imposta non offre come interlocutore il soggetto passivo bensì il gestore della struttura, che dispone delle somme incassate dal contribuente.

Cosa è accaduto dal 2011 a oggi?

  • Anzitutto il giudice amministrativo ha avallato la commisurazione dell’imposta di soggiorno alla classificazione delle strutture in luogo del prezzo del pernottamento che, a ben vedere, spezza il legame con la ricevuta fiscale emessa, rendendo ben più difficile la richiesta di esibizione di documenti fiscali necessari per comprendere il volume delle presenze. Anche sulla prova di pagamento la norma tace generando un caos nella gestione.
  • La prima carenza di cui soffre l’ente impositore è l’inesistenza di dati certi sulle presenze. I dati trasmessi ai fini della pubblica sicurezza e ai fini statistici da parte delle attività sono coperti da insuperabile limite di privacy! Anche se a ben vedere, al comune non servono i nomi dei soggiornanti bensì i numeri delle presenze per struttura.
  • La prima azione, ben vista dalla Corte dei conti, è l’attivazione di un sistema di accreditamento obbligatorio verso tutte le strutture tenute a chiedere e riversare l’imposta pagata. In questo modo il comune conosce chi sono i suoi subagenti e può individuare facilmente chi non si è fatto vivo in alcun modo.
  • La seconda: introdurre l’obbligo amministrativo di riversamento delle somme incassate con cadenza stretta rispetto all’incasso e l’obbligo di dichiarare le presenze con le relative esenzioni d’imposta, altra possibile fonte di evasione.
  • La terza: obbligare i gestori alla presentazione del conto di gestione annuale sul quale l’ente, che assolve alla funzione di collettore, eseguirà il giudizio di parifica per l’invio alla Corte dei Conti.
  • La quarta: attivare un sistema di controlli da definire con apposito atto, dando priorità al monitoraggio sui riversamenti omessi per intervenire con una prima lettera di richiamo e, in caso di perdurante inadempimento, diffida scritta.

Consapevoli che l’ente non è munito di poteri di accesso ispezione e verifica, il comune resta vincolato alla disponibilità del gestore nell’esibire documenti o minacciare il ricorso  alla Guardia di Finanza. Mentre è possibile procedere con la fase di riscossione anche coattiva quando si hanno evidenza della base imponibile (ad es. perché dichiarata ma non versata) molto difficoltosa resta la gestione dell’evasione totale. L’ente è in tal caso privo di una base di partenza sulla quale fondare una richiesta di pagamento. Resta la possibilità di interpellare l’Agenzia delle Entrate ma nella realtà, manca un elemento fondamentale per far funzionare questa imposta: la base imponibile di raffronto rispetto al dichiarato e versato. Una lacuna che può giustificare i limiti dell’attività dei comuni che, in ogni caso, devono garantire un sistema di gestione idoneo al controllo del sub agente che opera sul territorio.

Va ricordato che i comuni che hanno introdotto l’imposta sono già 800, grazie al dl 50/2017 che ha riaperto la possibilità di istituzione e incremento, nonostante l’ostilità delle associazioni di categoria. E’ una forma di prelievo completamente diversa dagli altri tributi locali che, se non monitorata con cura, favorisce l’appropriazione indebita di somme che vengono chieste ma non riversate all’ente. Urge un restyling che strutturi gli obblighi delle parti coinvolte. Nel frattempo, la peggior cosa che può fare un comune è non attrezzarsi.